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Storia

Immersa nella verde pianura padana, ha radici remote, legate all'ambito geografico, caratterizzato dalla presenza di due grossi corsi d'acqua, il Tartaro ed il Piganzo, alla confluenza dei quali sorse il più antico mulino, un tempo elemento essenziale nell'economia del paese. I primi consistenti insediamenti risalgono all'età del Bronzo, probabilmente alla dominazione romana ed, in particolare, dopo la costruzione della via Claudio-Augusta (15 a.C.), che collegava i fiumi Po e Danubio, partendo da Ostiglia ed attraversando Verona. In origine, la via romana passava per il borgo della "D'Oltra" e solo all'inizio del IV sec. d.C. venne deviata ad est, sull'attuale tracciato della SS n° 12. Nel periodo romano le "Paludes Tartari fluminis", che occupavano la parte meridionale dell'agro veronese, si estendevano fino alle zone sud del territorio comunale, così "isolato" dalle regioni circostanti. Di qui il nome di "Insula Cenensis" (terra affiorante fangosa) a distinguerlo dalle altre "Insulae", poste nella fascia est-ovest della zona mediana del veronese. Già le popolazioni della tarda età del bronzo si stanziarono qui, ritenendo la zona, resa paludosa dalle acque del Tartaro, che si riversava in un vasto alveo, ottimale per la loro vita. I resti di un esteso insediamento sono venuti alla luce presso il mulino della Giarella e sono ora custoditi nel piccolo museo locale. Nel periodo altomedievale si registra l'insediamento di monasteri benedettini, attivi nel lavoro di bonifica del territorio agricolo. In epoca comunale il territorio appartenne quasi interamente ai Conti Bonifacio di Verona e fu chiamato "Isola dei Conti".

Nel 1200-1300 il paese venne assoggettato dagli Scaligeri, i quali rafforzarono il complesso difensivo sul fiume Tartaro. A testimonianza della loro presenza, resta oggi una Torre chiamata, appunto, "Scaligera", fatta erigere da Mastino II della Scala nel 1136, come difesa contro le incursioni dell'allora nemica Mantova, e facente parte di un complesso difensivo molto più esteso, che partiva dal lago di Garda ed andava fino ad Ostiglia: il cosiddetto Serraglio Veronese. La Torre Scaligera sorge in riva al Tartaro, sulla strada per Vigasio. Con gli Scaligeri il territorio assunse definitivamente il nome di "Isola della Scala" - "Insula Scalarum", nonostante il successivo tentativo della Serenissima, subentrata nel dominio ai Visconti nel XV sec., di imporre il nome "Isola San Marco". Gli isolani preferirono mantenere la vecchia denominazione, che meglio specificava le loro origini.

Venezia favorì l'insediamento in questo paese delle sue famiglie, che se ne presero cura promuovendone lo sviluppo e provvedendo alla costruzione di notevoli opere di idraulica e d'arte, come le splendide ville Pindemonte, Bra, Pellegrini, Zenobio, che l'abbelliscono. Il territorio fu notevolmente modificato, le paludi bonificate e dal XVII sec. fu introdotta la coltivazione del Riso. Durante il periodo napoleonico, Isola della Scala perse la sua autonomia, a favore del distretto di Villafranca, ma tornò ad un ruolo di primo piano con la dominazione Austriaca, divenendo capoluogo di un distretto presieduto da un Imperial Regio Commissario, che aveva autorità sulle gendarmerie di Bovolone, Isola Rizza, Salizzole, Oppeano, Ronco, Nogara, Erbè, Sorgà e Trevenzuolo.

Se nel corso dei secoli il territorio si abbelliva di ville, il capoluogo si distingueva per gli edifici religiosi, prima fra tutti la Chiesa parrocchiale, dedicata ai SS. Stefano e Giacomo, riedificata nel 1578, su progetto del Brugnoli, nipote di Michele Sanmicheli. Venne eretta in sostituzione di un'antica Chiesa, intitolata a S. Stefano, di dimensioni modeste. Di questa rimangono il Battistero ottogonale in marmo del 1412 ed alcuni pregevoli dipinti, tra i quali una tela di Nicolò Giolfino (1476-1555). Singolare e pregevole il Santuario della Madonna della Bastia, così importante per il culto degli isolani antichi ed attuali che, ancora oggi, le dedicano l'annuale "sagra" nella 3a domenica di Quaresima. Sorge su di un piccolo rialzo ad ovest del paese. In esso è conservata un'antica immagine lignea della Madonna. Nel corso dei secoli l'edificio, a navata unica e di modeste dimensioni, con pianta orientata ad est, ha subito numerose alterazioni.

Infine, attigua ai resti del convento, si trova la Chiesa di S. Maria Maddalena detta dei "Frati" dall'aspetto semplice e severo. Sorge sulla via di accesso al cimitero. Verso la metà del 1800, la chiesa venne chiusa e sconsacrata ed utilizzata come rifugio per le truppe e successivamente come deposito materiali, solo recentemente è stata ristrutturata per l'utilizzo come auditorio e sala civica. La collocazione di Isola della Scala agli inizi della Bassa Veronese, le ha dato la possibilità, anche nel passato, di essere un centro importante di attività economiche e sociali. Fin dall'epoca comunale è riuscita a svilupparsi progressivamente in un ambito urbano ed agrario; questo grazie ad opere di disboscamento, di sistemazione idrica e, soprattutto, di consolidamento di grossi latifondi, con le loro "corti", attorno alle quali si organizzò per secoli la vita delle popolazioni agricole. Il fondo più esteso, che all'inizio confinava con il territorio di Buttapietra e poi si allargò sempre più a sud, era quello dei marchesi Pindemonte; quando, nel 1742, la residenza venne trasferita nel centro del fondo, a Vo', fu costruita, su progetto del celebre architetto Alessandro Pompei, la stupenda Villa, che tuttora resta, arricchita da sculture di Lorenzo Muttoni, raffiguranti divinità. Altra famiglia illustre, anche più dei Pindemonte, fu quella dei veneziani Zenobio, proprietari del fondo S. Gabriele che, nel 1654, fecero costruire una villa, di cui però si hanno scarse notizie. La parte nord-orientale del territorio comunale appartenne alle nobili famiglie dei Fumagalli, a Caselle, e dei Bra a Boschi; furono quest'ultimi, nel 1700, a far edificare la splendida villa omonima. Il territorio dei Fumagalli e dei Bra confinava con quello dei Peccana, la corte dei quali, oltre che dalla casa padronale, era completa delle abitazioni dei contadini, delle stalle, dell'officina del fabbro e del falegname e degli edifici per l'essicazione del tabacco; ora giace, però, in completo abbandono. Importanti sono anche il palazzo dei Guarienti, costruito nella corte di Tarmassia nel 1500, il palazzo dei Mandello e dei conti Pellegrini. Quest'ultimo è articolato in due parti: la dimora originaria della famiglia Pellegrini, databile al XVI sec. fu abbandonata per un palazzo più prestigioso, fatto costruire più ad ovest nella prima metà del '700. Isola della Scala è oggi una cittadina agricolo industriale, ben servita da trasporti su strada e ferrovia, caratterizzata dalle sue risaie, dove viene coltivato il riso Vialone Nano, contraddistinto dal marchio I.G.P. della Comunità Europea.


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